
Mi sono rifugiata spesso
tra le righe di
un pentagramma
facendo della
chiave di violino
una scala a chiocciola
innalzata
verso il cielo.
Lì, su quel foglio magico,
davo la mano alle note
scure, perfettamente
disegnate,
dondolandomi
sulle loro code ed
alternandole a
qualche pausa
per riposare.
Tornavo alla realtà
non appena incontravo
quella solita, fastidiosa,
indiscreta nota stonata
che
non manca mai
e, chissà perché,
non riesco mai a
cancellare senza
che si porti via
anche un pezzo di
pentagramma.
HANNA